CHEN CHIEH-JEN

LINGCHI – ECHOES OF A HISTORICAL PHOTOGRAPH

 

20 Novembre 2004 – 7 Gennaio 2005

a cura di Pier Luigi Tazzi


Inaugurazione: sabato 20 novembre 2004

Il 20 novembre 2004 viene presentata, per la prima volta in Italia, nella chiesa sconsacrata di San Matteo a Lucca, a cura di Pier Luigi Tazzi, Lingchi – Echoes of a Historical Photograph, la grande video-installazione dell’artista taiwanese Chen Chieh-jen, realizzata nel 2002 per la Biennale di Taipei.
Il titolo si rifà a una fotografia, scattata, secondo alcuni da un non meglio identificato antropologo occidentale, secondo altri da un soldato francese, all’inizio del XX secolo, e che raffigura l’esecuzione di un condannato a morte mediante il Lingchi, una lenta tortura che prevede più di mille tagli sul corpo del condannato prima della morte, ché se egli fosse morto prima lo stesso boia sarebbe stato messo a morte. Praticata in Cina per migliaia di anni, questa pena fu definitivamente abolita solo nel 1905. Una folla enorme era solita partecipare all’esecuzione, che, oltre all’assistere a questo spettacolo abnorme, si assiepava anche per raccogliere sangue e brandelli di carne del condannato che sarebbero poi stati utilizzati a scopo medicinale. La foto cominciò subito ad entrare in circolazione, in specie fra gli occidentali che passavano per la Cina, e in particolare in un set di cartoline intitolato Les supplices chinois. Fu successivamente pubblicata in Francia nel libro di Louis Carpeaux, Pekin qui s’en va, nel 1913, e quindi da Georges Dumas nel suo Traité de psychologie nel 1923. Fu tuttavia Georges Bataille, che ne possedeva una copia dal 1925 e che per sua dichiarazione ebbe un’importanza decisiva nella sua vita, ad introdurla con maggior autorità nell’immaginario della cultura occidentale, quando la utilizzò a conclusione del suo ultimo studio sull’erotismo, Les larmes d’eros, pubblicato nel 1961 un anno prima della sua morte, per provare l’identità dei contrari e in particolare fra l’estasi religiosa e l’orrore estremo.

 

Chen mette in scena l’esecuzione, mixandola poi con immagini di luoghi storici in rovina, quali il Palazzo d’Estate a Pechino, con quelle di operai di un’industria di elettronica e quelle di lavoratrici rese disabili da incidenti e malattie professionali nei loro dormitori. Il film risulta alla fine una metafora affascinante e crudele dei rapporti di potere fra il forte e il debole sotto l’egemonia del Primo Mondo nel momento in cui quel potere si oggettiva nel progetto della globalizzazione. Si tratta anche e insieme di una lucida analisi sullo sguardo e su come lo sguardo produca effetti sulla sostanza psichica e mentale, e, di là, sulla coscienza individuale e collettiva di chi vive l’attuale fase dell’umana civiltà.

Chen è nato nel 1960 in un villaggio di veterani dell’esercito di Chiang Kai-shek, ritiratosi a Taiwan dopo la definitiva sconfitta subita dall’esercito comunista nella Cina continentale, lui stesso figlio di un veterano. E’ cresciuto nell’epoca della Legge Marziale (1950-1987) e del cosiddetto Terrore Bianco, iniziato dopo l’Incidente del 28 Febbraio 1947 e protrattosi fino ai primi Anni Ottanta, durante il quale un numero enorme e imprecisato di oppositori al regime di Chiang fu trucidato o incarcerato per lunghi periodi. Chen stesso viveva nel quartiere dove avevano sede sia la Corte Marziale che la Prigione Marziale a Xindian. Negli Anni Ottanta fa performance e azioni di carattere politico e sociale. Dal 1996 comincia a lavorare con la fotografia rielaborata al computer, attraverso cui elabora i temi che caratterizzano la sua arte più nota e di più larga circolazione, anche internazionale: il rapporto tra immagine e potere, tra politica e violenza, tra ragione e follia, tra memoria e storia, tra realtà e artificio, fra il Sé e l’Altro.

Lingchi – Echoes of a Historical Photograph segna il suo passaggio alla video-installazione che amplia la sua tematica e ne accentua il valore universale, staccato dalle contingenze di una storia e di una condizione locali.
Fra i maggiori artisti taiwanesi, Chen ha partecipato oltre che alle più importanti manifestazioni artistiche dell’isola e segnatamente alle Biennali di Taipei (1994, 1996, 1998, 2002 e 2004), alle Biennali di Venezia (1999), di Lione (2000), di Kwangju (2000) e di Shanghai (2004). Nel 2001 ha tenuto una personale alla Galerie Nationale du Jeu de Paume a Parigi e esposto in grandi mostre tematiche in Asia e in Occidente. Questa è anche la sua prima personale in Italia.

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